Silenzio e grida

“ La vera vita è assente. Noi non siamo vivi” - Arthur Rimbaud

 

In questa sezione sono presenti due disegni che, per un motivo o per l’altro, sono molto legati a me. Il primo è datato 25 aprile 2004; è uno dei primissimi lavori che ho realizzato per perdere la “mano da fumetto”, come qualcuno mi consigliò, e che fino a quel momento avevo perfezionato fin troppo. Nella speranza di creare un linguaggio tutto mio – un linguaggio che ancora oggi sto tentando, con difficoltà di definire - la mia mano ha buttato sul foglio di carta l’immagine di questa ragazza, un Modigliani “a rovescio” per le orbite vaghe, cave e il tratto spigoloso, doloroso, addolcito però da un chiaroscuro da autodidatta che rievoca, in lontananza, la setosità dei capelli.

Ogni lavoro rappresenta una piccola parte del mio stato interiore: raramente ciò che realizzo presenta soggetti piacevoli perché sento nel dolore un contatto mille volte più intenso e autentico con la mia anima artistica rispetto, invece, ad una gioia. Una vaga sensazione di inquietudine, di malinconia avvolge anche le tonalità del pastello, della matita morbida, del carboncino… E quando i colori si fanno più vivaci, più allegri, anche in quel caso, sono esagerati, volutamente forti, quasi nauseanti.

Il secondo disegno è una copia del dipinto di Gaspar David Friederich, “Abbazia nel querceto”. L’ho scelto come specchio della mia interiorità in quel periodo: una solitudine magnifica, mentre immaginavo di camminare fra le rovine della lontana abbazia, nel gelo invernale, nel silenzio infinito. Amo molto questa immagine, mi ricorda un periodo davvero dolce della mia vita, nonostante un osservatore distratto possa solo cogliervi turbamento e nostalgia. Gli espressionisti, come l’affascinante Edvard Munch dicevano: “ Posso vedere dietro la maschera di ognuno. Facce che sorridono beate, pallidi cadaveri che si trascinano incessantemente per la loro strada tortuosa che li conduce alla tomba. […] Come Leonardo Da Vinci ha studiato l’anatomia umana e sezionato cadaveri, così io cerco di sezionare le anime”. Allo stesso modo, l’arte, nelle sue mille facce e sfaccettature è simbolo di numerose variabili diverse, infiniti specchi dell’autore e del suo modo di vedere dentro di se, del suo modo di vedere dentro l’anima del mondo.

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